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Il più mancino dei tiri

Una via trucis nell’immaginario tra irresistibili finte

Da Mario Corso a Romano Prodi, da Gianni Agnelli a suo nipote Lapo, un intero carosello di personaggi ci accompagna in una riflessione sul calcio come metafora della vita, della politica, della società intera.

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Edmondo Berselli: La memoria è l’unica cosa che conta nella vita. Memoria nel senso di vita partecipata e vissuta, sentimento di un passato condiviso, ma anche sforzo mnemonico, gioco di società, ricostruzione individuale e collettiva dei nomi, degli avvenimenti, delle squadre e dei campionati; e infine massimo criterio organizzativo che sia possibile e consigliabile applicare in questa valle di lacrime. Noi non sappiamo e soprattutto non vogliamo periodizzare. Con un sentimento piuttosto romantico confidiamo in una storia in cui tutto è sincronico. Consideriamo contemporanei Mammolo e Pisolo come John Lennon e Woody Allen, il Grande Blek e Giuliano Amato, Felice Gimondi e Romano Prodi (che erano effettivamente contemporanei, ma l’uno all’insaputa dell’altro). Non potendo dunque sostenere che l’Inter di Herrera è l’epitome e Mario Corso il sintomo di un’epoca; ci riserveremo di pensare che di sicuro il calcio è l’allegoria della vita.”

Riccardo Bocca: “Meglio prima o doping? Nell'era del calcio business, rimbomba ancora l'eco dei gol di Italia-Germania 4 a 3. Tra cinquant'anni rimpiangeremo anche la cresta di Balotelli?”

Enrico Mentana sarà l’ospite della puntata.

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